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I Nove Legni di Beltane

Sabato 16 maggio ho tenuto in diretta streaming una conferenza sui Fuochi Sacri di Beltane e dei Legni di cui erano composti. Di seguito il video della diretta e un abstract dell’articolo su cui ho basato il mio intervento. Il testo completo, corredato di bibliografia delle fonti, è scaricabile gratuitamente in fondo alla pagina, in formato eBook.

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La tradizione dei fuochi sacri

La sacralità degli alberi

Non possiamo parlare di Fuochi Sacri e di Beltane senza prima comprendere la sacralità e la simbologia che avvolgeva i boschi nella cultura celtica.

Bosco” in lingua celtica si dice “nemos”: “nem-” suffisso che rende l’idea di sacralità ma anche tagliare, dividere, o il cielo in senso religioso; in greco questa parola è molto simile: “nèmo” contiene l’accezione di isolare, dividere, abitare. Entrambi i sostantivi quindi ci suggeriscono l’idea di uno spazio riservato, ritagliato, protetto e occupato da una divinità. 

I Druidi svolgevano le loro attività nelle radure delle foreste, il nemeton: come abbiamo visto il suffisso -nem ci parla di cose meravigliosi tra le quali il cielo in senso sacro, e la radura nel bosco diventa quindi descritta da questa parola come una sorta di paradiso terrestre, di “frutteto meraviglioso” che troviamo spesso nelle leggende celtiche.

La maggior parte dei riti religiosi non si svolgeva in luoghi artificiali e allestiti ma in aeree all’aperto, in boschi, in radure, accanto a sorgenti o specchi d’acqua. La religione dei Celti era costituita dal culto degli spiriti della Natura o della vita come si manifesta nella Natura. Con l’evolversi della società, queste entità si fecero da parte in favore divinità maggiori o minori, ciascuno con le sue caratteristiche peculiari; vennero separati dalla terra, senza però perdere mai il contatto con essa.

La cultura celtica era impregnata dalla sacralità dei nemeton, in cui avvenivano i rituali religiosi, gli insegnamenti druidici, le feste, le cacce, le cerimonie.

Beltane e i Fuochi

L’anno celtico era scandito da quattro feste principali, Imbolc (1° febbraio), Beltane (1°maggio), Lugnàsad (1° agosto) e Samhain (31 ottobre/1°novembre) e in due metà, luminosa e oscura.

Oltre alle festività religiose erano occasioni in cui svolgere i mercati e le assemblee politiche.

Il fuoco aveva un’importanza fondamentale per i Druidi ed era sempre presente in queste feste. 

Nello specifico, Beltane è la festa che apre la stagione estiva e luminosa, segna il passaggio dall’oscurità invernale a luce della bella stagione. I “fuochi di Bel” erano dedicati al Dio Belenos e alla Dea Belisama, entrambe divinità luminose e supreme, celebrate sotto l’aspetto di fuoco sacro. 

In mezzo ai due grandi falò accesi la sera del Primo Maggio venivano fatti passare i capi di bestiame con lo scopo di purificarlo, tenendo lontane le malattie. Anticamente in questa occasione avveniva l’unione, in modo sacro, di una sacerdotessa e di un sacerdote, che rappresentavano il Dio e la Dea: questa unione carnale dava vita alla bella stagione, al raccolto, all’abbondanza dei frutti della terra.

I falò venivano accesi dai Druidi per mezzo della frizione servendosi di bastoncini di quercia.

La pira invece era composta da legni ben specifici, estratti alberi carichi di densi significati. Mi sono imbattuta, scrivendo questo lavoro, in una discordanza delle fonti e degli studi. Alcuni descrivono gli alberi necessari per comporre la pira dei falò nel numero di nove, altri nel numero di sette; questi numeri sono entrambi carichi di simbolismi. Ho deciso di usare come base i lavori di Robert Graves e Riccardo Taraglio, che sostengono la tesi del numero nove, “tre volte tre”.

Sulla base degli studi pubblicati, sono andata a ricercare nella simbologia arborea quali tra queste essenze potesse essere collegata alla festa di Beltane, ipotizzando quindi quali fossero i nove legni usati durante la festa; mi sono servita anche della simbologia del calendario Ogham, sistema di organizzazione dei mesi a cui era associato un albero con diversi significati.

I nove Alberi

  • Quercia: l’albero più longevo e maestoso, forniva cibo, riparo, materiale, combustibile. Simboleggia il contatto tra i due mondi. Veniva usato per accendere le scintille che davano vita ai Fuochi e sicuramente all’interno delle pire.
  • Betulla: albero sacro alla Dea Brigit, conosciuta anche come Belisama, “la Luminosa”, a cui i fuochi di Bel erano dedicati, protettrice degli artigiani, dei fabbri, delle nascite e della fertilità. è associata all’amore a causa dell’abbraccio in cui si intrecciano i rami di questa pianta.
  • Sorbo selvatico: è una pianta che cresce anche in altitudine; produce delle bacche rosse ritenuti cibo degli Dei. Il suo legno veniva usato per scongiurare ogni dispetto dei Fatati e malefici vari e se bruciato, si credeva richiamasse gli spiriti.
  • Biancospino: il “cespuglio di maggio” è tra le piante più care alla Dea. Con questi candidi rami fioriti si decoravano le case in maggio. Il suo legno brucia molto bene e molto a lungo.
  • Frassino: questo albero possiede una simbologia fortissima legata alla rinascita, alla trasformazione, all’acqua e ai fiumi. Il suo legno brucia sia fresco sia secco, producendo effluvi considerati benefici. Simboleggia i giovani guerrieri coraggiosi, all’ingresso dell’età adulta.
  • Ontano: simbolo di passaggio tra i due mondi spirituali, personificazione del combattente valoroso e coraggioso, l’ontano produce un carbone molto duraturo pur essendo un cattivo combustibile.
  • Salice: questo albero è il quinto del calendario, appartenente al mese che va dal 15 aprile al 12 maggio; è l’albero della poesia e degli incantesimi caro alla Dea.
  • Abete bianco o rosso: legato alla Luna e alla Dea, è simbolo di rinnovamento, benevolenza, immortalità e delle nuove vite.
  • Ginestra: con i suoi fiori gialli acceso rappresenta il giovane Sole all’equinozio di Primavera. mediante la combustione crea una cenere che permette una crescita florida del terreno.
  • Melo: i frutti di questa pianta sono la base della “bevanda degli dei”, l’idromele. Inizialmente associato alla Triplice Dea, è diventato l’attributo di Belenos, a cui i Fuochi sono dedicati.

Non è per niente semplice ricostruire la storia di un popolo che ha lasciato tracce materiali frammentate e che nelle fonti compare solo per mezzo della voce di popolazioni a loro ostili o sospettose nei loro confronti. Una cultura immensa che è schiacciata dalle popolazioni successive che hanno preso il sopravvento.

Possiamo però trovare traccia dei Fuochi di Beltane in tradizioni che sopravvivono anche ai nostri giorni. 

Ad esempio, nel Medioevo Europeo si è diffusa la tradizione della “Notte di Santa Valpurga“: il Primo di Maggio veniva festeggiato con banchetti, celebrazioni e falò purificatori.

In Italia, ancora ai giorni nostri, è attiva la tradizione di Calendimaggio: fino a qualche anno fa la bella stagione si festeggiava con feste e questue di uova e dolci per cascine.

Se vi interessa l’argomento dell’alfabeto Ogham, la mia collega Federica Cosentino ne ha parlato in maniera approfondita sul suo blog. Potete leggere il suo testo QUI.

Il video originale dell’evento

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