Calendario arboreo celtico – irlandese

Introduzione 

I Celti abitavano un’Europa molto diversa dalla nostra, estremamente verde e ricoperta di foreste; consideravano spazi sacri i nemeton, le radure nel bosco. La loro vita era strettamente legata alla Natura, agli alberi, alla loro simbologia, a quel flusso vitale senza fine di vita, morte, rinascita, stagioni che hanno rappresentato chiaramente con la loro arte, fatta di nodi e intrecci infiniti.

Molti studiosi si sono occupati del calendario celtico e della scansione dell’anno solare (io stessa me ne sto occupando, scrivendo un libro sulle Quattro Feste del Fuoco!), a scapito della difficoltà estrema di reperire informazioni corrette, visto che la sapienza druidica non si è mai avvalsa della scrittura, se non in alcune eccezioni.

Una di queste è l’alfabeto Oghamico: un sistema di scrittura, si diceva, creato direttamente dal Dio Ogma che lo diede agli uomini sapienti, così che potessero mantenere serbati i loro segreti.

Gli Ogham venivano incisi su legno o su pietra per scambiarsi messaggi cifrati, incantesimi o per fare divinazione; ogni simbolo rappresenta un albero, sia graficamente sia concettualmente. Il senso di lettura è dal basso verso l’alto.

Abbiamo attestazioni della scrittura oghamica anche nei manoscritti medievali. Si tratta del Book of Ballymote (1390). (P.s.: sapete cos’è quel buco nella pergamena? L’occhio dell’animale!)

È Robert Graves, nel suo studio sulla Dea Bianca, ad aver ipotizzato un calendario lunare basato sull’alfabeto arboreo.

Calendari arborei e studi

Il Beth-Luis-Nion non era solo quindi un calendario, ma anche una sequenza alfabetica utilizzata come sistema di memorizzazione: il nome di questo complesso sistema significa appunto Betulla, Sorbo e Frassino, niente di meno che le prime tre piante della sequenza e di conseguenza, le prime lettere e i primi mesi. Anche il nostro alfabeto prende il nome dalle prime due lettere di cui è composto, alfa e beta, ci avevi mai fatto caso?

Sono davvero moltissime le interpretazioni di questo calendario lunare: la sequenza delle lettere e degli alberi non è la stessa per tutti gli studiosi. Le fonti stesse sono varie e discordanti.

La tradizione irlandese riporta che i Druidi li dividessero sette “alberi signori”, sette “alberi contadini” e sette “alberi arbusti”, integrati in letteratura a volte da otto “alberi pruni” e cinque “alberi erbe”. 

Torniamo al lavoro di Graves: l’anno celtico era diviso in tredici mesi lunari di ventotto giorni ciascuno, più un giorno supplementare. L’alfabeto Beth-Luis-Nion si prestava molto bene, con le sue tredici consonanti, a essere la base del calendario.

Il giorno fuori dal calendario era il 23 dicembre, vigilia del Solstizio d’Inverno, in cui l’anno moriva per rinasce il giorno successivo. 

John King nel suo The Celtic Druids Year. Seasonal Cycles of the Ancient Celts si occupa di un’interpretazione dettagliata del calendario arboricolo, con cui concorda Roberto Taraglio nel suo Il Vischio e la Quercia, l’opera italiana più completa sulla storia dei celti.

Nella prima colonna vediamo il nome dell’albero, nella seconda il suo nome gaelico, nella terza il nome italiano e nella quarta colonna il periodo di riferimento.

BBethBetulla1 feb. – 28 feb.
LLuisSorbo1 mar. – 28 mar.
NNionfrassino29 mar. – 25 apr.
FFearnontano26 apr. – 23 mag.
SSailleSalice24 mag. – 20 giu.
HHuathBiancospino21 giu. – 18 lug.
DDuirQuercia19 lug. – 15 ago.
TTinneLeccio16 ago. – 12 sett.
CCollNocciolo13 set. – 10 ott.
MMuinVite11 ott. – 7 nov.
GGortEdera8 nov. – 5 dic.
NGNgetalGiungo6 dic. – 2 gen.
RRuisSambuco3 gen. -31 gen.
IIdhoTasso1 nov.
AAilmAbete rosso23 dic.
OOnnGinestraEquin. primavera
EEadhaPioppo bianco1 maggio
UUraericaEqui. D’autunno
si veda Taraglio, Il Vischio e la quercia, p. 290 sgg.

Il Calendario di Coligny

Per avvalorare le teorie esposte qui sopra e approfondire i temi trattati, possiamo prendere in considerazione il calendario di Cologny. Questo è un’attestazione archeologica estremamente preziosa e unica nel suo genere: si tratta di frammenti di bronzo incisi rinvenuti a sud della Francia, verso la fine dell’800 che riportano la sequenza dei giorni di un calendario. Gli studiosi A. Duval e G. Pineault si sono occupati per primi del lavoro filologico sul testo e dell’integrazione dei pezzi mancanti, ancora oggi in corso. Il calendario viene fatto risalire al II sec. a.C., in piena epoca gallo-romana.

Contiene la rappresentazione di una sequenza di cinque anni lunari, composti di 12 mesi di 29 o 30 giorni, più due mesi supplementari. Ogni mese iniziava con la notte del primo quarto di luna. 

Lo studioso Robert Graves lo giudica inesatto, ma ci serve per capire come potesse essere suddiviso l’anno e con quali criteri.

Il calendario è il seguente:

Mesi galliciSignificatoMesi
Samonios Tempo della fine dell’estateOttobre/Novembre 
DumanniosTempo delle Tenebre profondeNovembre/Dicembre
RuirosTempo del FreddoDicembre/Gennaio
AnagantiosTempo della ProtezioneGennaio/Febbraio
OgroniosTempo del GhiaccioFebbraio/Marzo
CutiosTempo dei VentiMarzo/Aprile
GiamoniosTempo della Fine dell’InvernoAprile/Maggio
SinivisonnosTempo della LuminositàMaggio/Giugno
EquosTempo dei CavalliGiugno/Luglio
ElembiviosTempo delle RivendicazioniLuglio/Agosto
EdriniosTempo delle UdienzeAgosto/Settembre
CantlosTempo delle canzoniSettembre/Ottobre
cfr. Taraglio, op. cit., p.293
La trascrizione di una parte del calendario di Coligny

Se clicchi sulle immagini troverai approfondimenti sui temi che ho toccato! Qui sotto trovi qualche accenno di bibliografia: ti consiglio la lettura degli studi di astronomia storica del professor Gaspani, sono interessantissimi e appassionanti!

accenni di bibliografia

A. Gaspani, Il Calendario di Coligny e la Misura del Tempo

       presso i Celti, Atti del XIX Convegno di Storia della Fisica e della

      Astronomia, pag. 211, 222 – Istituto di Storia della Fisica – Universita’

      degli Studi di Milano, Milano 2000;

A. Gaspani, S. Cernuti, 1997, “L’ASTRONOMIA DEI CELTI, Stelle e   

       Misura del Tempo tra i Druidi“, Ed. Keltia (Aosta);

R. Taraglio, Il Vischio e la Quercia, Torino 2001;

R. Graves, La Dea Bianca, 2009.

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La mia cara Federica Cosentino si è occupata in un suo articolo degli Ogham: te ne consiglio la lettura!