Gli alberi invernali

Sorbo – Luis

1 – 28 marzo

Chiamato anche sorbo degli uccellatori, il Sorbus Aucuparia si presenta come un albero fino a mille metri di altitudine, per poi crescere a cespuglio nelle quote più alte.

È una pianta di origine europea e cresce in maniera spontanea in particolare nelle zone montane.

Pur essendoci tantissime specie diverse di sorbo, tutte presentano fiori bianchi profumatissime, foglie composte e bacche rosse.

Queste sono vere e proprie ghiottonerie per gli uccelli e venivano usate per cacciarli: “aucapor” in latino significa proprio “dar la caccia agli uccelli”; insieme a mele e noci, le bacche di sorbo sono “cibo per gli dèi”, ovvero frutti sacri in grado di essere consumati solo da coloro che cercano di elevarsi ad un piano divino, oppure che ne sono in contatto.

Maturando in settembre e restando intatte fino a inverno inoltrato, sono simbolo della rinascita dopo il solstizio invernale. Come una fiamma che illumina le tenebre, il sorbo è l’albero del risveglio, della consapevolezza, della rigenerazione della Madre Terra dopo Imbolc.

Il suo nome gaelico Luis significa “mano”, “mantello”, “fiamma” ed è considerato un albero di potere, oltre che uno dei sette alberi signori dell’Ogham. https://www.federicacosentino.it/ogham-lalfabeto-arboreo-dei-celti/

È legato a Brigit, protettrice della Fiamma Eterna, donatrice dell’ispirazione divina e dell’arte poetica.

Veniva impiegato in moltissimi ambiti: la corteccia veniva usata per conciare le pelli e tingere tessuti; il legno, flessibile e resistente, era impiegato per produrre piccoli oggetti quotidiani, ma anche archi e frecce.

Si usava per produrre una bevanda fermentata chiamata korma, preparata con grano, latte e bacche di sorbo.

Le sue proprietà apotropaiche proteggevano alimenti preziosi come il burro o il latte, evitando che venissero guastati o rubati da fate e streghe. Allo stesso modo, erano di legno di sorbo le pale dei mulini ad acqua e gli aratri.

Vi sono moltissime leggende irlandesi che attestano le qualità magiche del sorbo: queste venivano custodite da draghi oppure vengono usate per raggiungere stati di conoscenza superiore. Questo legno veniva usato per costruire bacchette magiche.

I druidi usavano bruciare i rami di sorbo prima delle battaglie, per raccogliere la presenza e il favore degli spiriti. 

Le sue qualità magiche proteggono chi ne fa uso da negatività, fatture, fulmini, stregonerie di vario tipo: le fleasg caorruinn, ovvero le bacchette di sorbo, erano collocate su porte e architravi di stalle, granai, ovili, colte senza tagliarle e legate a croce con del filo rosso. Venivano sistemate anche sulla soglia delle case e dei giardini come protezione.

Le sue proprietà apotropaiche proteggevano alimenti preziosi come il burro o il latte, evitando che venissero guastati o rubati da fate e streghe. Allo stesso modo, erano di legno di sorbo le pale dei mulini ad acqua e gli aratri.


Betulla – Beth

1 – 28 febbraio

L’albero argenteo caro alla Dea

Albero sacro e preferito in assoluto alla Dea, a Brigit, la Betulla è il primo albero del calendario celtico arboreo proposto da King e Taraglio nei loro studi. (Ti sei persa l’articolo in

cui ne parlo? Lo trovi QUI.)

Patrona dei poeti, dei guaritori, degli artigiani, la Dea viene festeggiata a Imbolc, che cade il primo di Febbraio: Ella si affaccia al nuovo anno insieme alla Primavera; allo stesso modo la Betulla è un albero colonizzatore dei terreni incolti, un’essenza che fa di una brulla radura, un meraviglioso bosco di tronchi argentei.

È proprio la sua corteccia delicata e lattea a far sì che questo albero fosse associato alla Luna piena e a Imbolc, il risveglio della Terra.

Questi due concetti sono stati assorbiti dalla tradizione cristiana, nella figura di Santa Brigida e nella Candelora.

Una Dea, una Santa, un libro

La figura di Brigida si confonde tra mito, leggenda e tradizioni pagane. Nata intorno al 450 in un luogo che venerava la Dea dalla notte dei tempi, Brigida viene convertita al cristianesimo direttamente da San Patrizio e si dice che venne persino ordinata vescovo. Ella fu badessa in un monastero femminile e maschile presso Kildare, un nome che significa “cella della quercia”, in riferimento ad un albero sacro e miracoloso, a circa sessanta chilometri da Dublino.

Abbiamo superstite una sua biografia composta dal monaco irlandese Cogitus, relativa al VII secolo: la sua vita è impregnata di simboli pagani e di episodi miracolosi in cui l’antica religione si mescola con quella di Cristo.

Brigida fu patrona dei viaggiatori in un’epoca in cui i le strade francigene erano incredibilmente battute e frequentate: furono i passi di queste persone a portare in giro per tutta l’Europa il culto di questa santa-druidessa.Non è difficile imbatterci nel Medioevo in strutture dedicate ai pellegrini e a questa Santa: ne avevamo proprio uno qui a Vercelli, l’Ospedale di Santa Brigida degli Scoti. Lungo le vie francigene fiorivano all’epoca numerose attività di accoglienza dei pellegrini e delle carovane di commercianti: venivano chiamati hospitalia ed erano spesso organizzati secondo la provenienza dei viaggiatori, così che trovassero tutti i confort della propria cultura e qualcuno che parlasse la loro lingua.

Ad attestare la mescolanza di culture, miti, tradizioni e religioni è senza dubbio un esempio chiarissimo il Vercelli Book: questo manoscritto in pergamena fu redatto intorno al X sec. In uno scriptoria inglese ed è uno dei quattro esempi esistenti al mondo di scrittura poetica in antico anglosassone. Undici omelie su ventitré sono uniche e per tanti anni è stato classificato come un libro illeggibile, presso la Biblioteca Capitolare di Vercelli, preservandolo da ogni segno del tempo.Perché sia qui a Vercelli resta un mistero insoluto: è probabile che sia arrivato con un pellegrino che soggiornava proprio nell’Ospedale di Santa Brigida.

È un testo molto curioso da studiare che contiene meraviglie uniche: ad esempio l’autore che firma due componimenti poetici si chiamava Cynewulf, e usa proprio i caratteri runici per scrivere il suo nome, sparpagliandoli nel testo. Il mio componimento preferito è senza dubbio “Il Sogno della Croce”, in un è proprio l’albero ad animarsi e a raccontare il sacrificio di Cristo sulla Croce costruita con il suo legno. (Questo è un topos letterario medievale che mi prometto da anni di approfondire).

Comunque, torniamo a Brigida/Brigit.

Il martirologio cristiano segna il primo febbraio come il giorno dedicato a Santa Brigida, Maria dei Gaeli e Madre adottiva di Gesù e nel giorno successivo della Candelora, la Purificazione della Vergine che annuncia, esattamente come Imbolc, il risveglio della Terra e della Primavera. Il nome Brigida arriva dalla radice indoeuropea Bhirg, che significa proprio Betulla: la dea venerata dai popoli del nord per secoli diventa una Santa Patrona.

Il simbolismo di un albero argenteo
birch tree photography

I simboli legati alla Betulla sono legati alle sue caratteristiche: si diffonde con facilità grazie ai suoi semi che colonizzano anche i terreni più poveri, resiste bene alle intemperie, le sue foglie arricchiscono la terra in cui crescono piante più esigenti, come le querce o i faggi. Questi grandi alberi però crescendo tolgono la luce alle betulle, uccidendole: per questo motivo l’albero è simbolo del sacrificio.

È associata al rinnovamento, alla rinascita e alla purificazione, è il primo albero infatti a mettere le foglie sui suoi rami sottili e intrecciati l’uno con l’altro.

Il legno è molto leggero e flessibile, utilizzato per costruire le culle, i tetti, le barche; dalla linfa si ricava vino e aceto; il carbone prodotto da questo legno prigiona un calore molto intenso  usato per la fusione dei metalli.

È un albero associato all’amore, forse per lo stretto intreccio dei suoi rami: lo troviamo spesso in poesia, usata per costruire i capanni degli amanti. 

Per tutti questi motivi, immaginando gli usi del suo legno, possiamo capire il perché sia legato così strettamente alla Dea.

È di betulla il legno del Palo di Maggio, la tradizione di Beltane e dell’Inizio dell’Estate.

Bibliografia specifica di questo articolo:

L. Avonto, L’Ospedale di Santa Brigida degli Scoti e il Vercelli Book, Vercelli 1974. Puoi sfogliare il Vercelli Book qui: http://vbd.humnet.unipi.it o qui: http://vbd.humnet.unipi.it/beta/#104v

Puoi leggere di Imbolc e della Candelora qui:


Sambuco – Ruis

3 – 31 gennaio

Simboleggia la fine dell’inizio e l’inizio della fine.

Il Sambucus nigra è un albero-arbusto che raggiunge massimo i cinque metri d’altezza, appartenente alla famiglia delle Caprifoliaceae.

Le sue foglie sono opposte a due a due, con picciolo alla base. Produce profumati fiori bianchi tra aprile e giugno che in autunno maturano in bacche scure, disposti i primi ad ombrello, le seconde in grappoli tendenti verso il basso. Cresce in zone umide, spesso nei pressi di torrenti, fiumi e canali, nei boschi  e nelle radure.

Il suo nome deriva dal greco “sambike”, uno strumento a fiato simile ad un flauto realizzato proprio con questo legno; usato anche dai Celti, si pensava che questo suono tenesse lontano i sortilegi. Sembra che sia proprio questo strumento ad aver ispirato Mozart per il suo “Flauto Magico”.

Il suo legno è resistente, elastico e leggero: veniva usato per costruire attrezzi agricoli come zappe, badili, falcetti e altri oggetti di uso comune campestre.

Nell’Europa celtica il sambuco veniva piantato nei pressi di case e stalle perché li proteggesse da malefici e dai serpenti; era molto caro alla gente del Sidh e maltrattarlo avrebbe scatenato le loro ire. Bruciarlo infatti avrebbe attratto i demoni.

Il Sambuco è associato alla Dea: i fiori bianchi delicati, le foglie verdi, le bacche nere simboleggiano i tre stadi della vita e le tre facce della Dea. Gioventù, maturità vecchiaia, nascita, crescita morte.

Appartenendo alla parte oscura dell’anno e al momento più freddo e buio dell’inverno, il sambuco è legato alla Dea Strega, la Vecchia, la nostra Cailleach che con il suo bastone ha portato il gelo sulla Terra, ma che sta per trasformarsi, a Imbolc, nella splendente Brigit. 

Per questi motivi quest’albero ha una simbologia legata alla morte, al buio, vista però non in maniera superstiziosa, ma come parte integrante del ciclo dell’Universo.

Il sambuco viene utilizzato anche per molte sue proprietà: la sua corteccia ha il potere di stimolare la Vista, il potere divinatorio quindi, ma anche per curare nevralgie, per preparare un vino contro il raffreddore, un impacco per curare ferite, sciroppo contro infiammazioni di bronchi e polmoni.Da non confondere però con il Sambucus Ebulus, le cui bacche sono velenose.

Il mese lunare del sambuco secondo il calendario celtico arboreo inizia il 3 gennaio e termina il 31 dello stesso mese; è l’ultimo dell’anno se consideriamo Imbolc e la Betulla come il principio della Ruota. Siamo nel periodo dell’anno più freddo e buio, Samonios, dedicato al riposo e al sonno, in attesa del risveglio primaverile.

La lettera dell’alfabeto Oghamico associata al sambuco è la lettera R, l’iniziale del suo nome, Ruis.

Nel nostro calendario gregoriano Gennaio prende il nome da Ianuarios, divinità protettrice delle porte e dei ponti, che rappresenta ogni forma di passaggio e mutamento: è il primo mese dell’anno, in cui tutto può succedere.

Nella tradizione contadina, gli ultimi giorni di Gennaio sono chiamati “Giorni della Merla” a descrivere i giorni più freddi in assoluto dell’inverno: sono legate molte leggende a questo nome, tra cui una in cui i merli, in origine bianchi, siano diventati neri proprio per aver cercato riparo in un comignolo dal gelo di questi giorni.


Non sai cos’è il calendario arboreo celtico oppure vuoi conoscere la bibliografia utilizzata?

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