Alberi primaverili

Salice – Saille

24 maggio – 20 giugno

È un albero deciduo che cresce lungo corsi d’acqua in maniera piuttosto rapida, pur non raggiungendo altezze superiori ai 25 metri. 

I suoi lunghi rami ricadenti presentano foglie strette e lunghe, di color verde argenteo, così leggeri e flessuosi da ondeggiare al minimo soffio di vento. La sua corteccia è grigio-argentea e bruna.

È associato alla Dea e alle sue fasi di vita: amando l’acqua e l’umidità, è ritenuto vicino alla Luna, alla magia ma anche all’oscurità intesa come morte prima della vita; è l’albero dedicato alla poesia, all’ispirazione, quella forza creatrice con cui l’artista deve entrare di contatto prima di iniziare la sua opera. 

È simbolo di fecondità, adattabilità, malinconia.

Il nome di questo albero veniva usato anche come nome proprio di persona, tale era la sua importanza.

Il suo legno viene utilizzato per costruire le arpe ma anche contenitori di ogni tipo, vasi, culle e bare. La sua corteccia veniva usata in modi diversi: essa contiene l’acido salicilico, quello ancora oggi usato nella nostra comune Aspirina. 

In alcune zone d’Europa i salici venivano addobbati con fiori e ghirlande per invocare la Dea in aiuto alle partorienti. 

Ontano – Fearn

26 apr – 23 mag

La particolarità di questo albero, che cresce in zone paludose o molto umide, è che mette in connessione tutti gli elementi: la terra da cui nasce, l’acqua in cui vive, l’aria di cui si nutre (e che lo fa suonare sottoforma di cornamusa, flauto o fischietto), il fuoco che lo trasforma. 

Per i celti gli specchi d’acqua sono zone sacre dedicate alla Dea ma anche porte che ci mettono in comunicazione con il mondo spirituale, per cui non è difficile capire il perché questo albero fosse così speciale.

Vivendo in zone umide, cresce immerso nella nebbia, aggiungendo così fascino e mistero a questa pianta così ricca di simbologia. Infatti nel Medioevo venne associata alle streghe, a malefici, incantamenti di vario tipo. Lo troviamo in letteratura associato a spaventose paludi popolate da orrende creature, come nella saga medievale di Wulfdietrich.

Insieme a betulla e frassino, l’ontano è uno dei primi alberi che colonizzano i terreni incolti. Le sue foglie sono viscose e resistono anche alle piogge più forti, rimanendo verdi fino alla caduta autunnale.

Il suo legno ha un colore bianco-giallastro ma se inciso o tagliato diventa rosso, come fosse ferito; se immerso in acqua diventa scuro e durissimo: per questo è perfetto per costruire ponti, palafitte o dighe, ma anche contenitori per liquidi come il latte. Ancora, era usato per produrre zoccoli, per affumicare le carni, per tingere la lana.

La combustione del suo legno produce un carbone caldissimo e duraturo perfetto per lavorare i metalli. È uno dei nove legni sacri usati nei fuochi rituali di Beltane. 

Simbolicamente è legato al combattente valoroso: la lettera Ogham che lo rappresenta, Fearn, significa anche “scudo”; nel poema ossianico “La canzone degli alberi della foresta” è “il più ardente nella lotta”. 

Veniva usato in medicina come rimedio per le febbri, per le vesciche, le bruciature e le ferite.

Frassino – Nion

29 mar – 25 apr

simbolo ogham frassino
non
calendario celtico
alberi calendario celtico

Il frassino, al pari della betulla, è uno dei primi alberi che popolano i terreni incolti: la sua simbologia si collega quindi fin da subito alla rinascita e alla trasformazione.

Questo albero è il terzo del calendario arboreo e segue immediatamente l’equinozio di primavera.In questo periodo veniva anche raccolta la sua corteccia a scopo medico.

Ha dimensioni gigantesche, raggiungendo anche i 200 metri di altezza, al pari delle sue radici che si estendono nel terreno a grandi profondità. Il suo tronco è cilindrico, dritto, olivastro alla base e grigio verso la sommità; presenta ramificazioni da grandi altezze, anche di 20 metri. Appartenente alla famiglia delle Oleaceae, presenta più di sessanta specie. 

La lettera dell’alfabeto Oghamico associata al frassino è la lettera N, l’iniziale del suo nome, Nion.

Le foglie di questo albero sono considerate portafortuna e si usava portarne sul cappello o sulla giacca solo se aveva un numero pari di divisioni su ogni lato. Il suo legno brucia anche se è verde e i fumi sprigionati erano creduti taumaturgici, a tal punto che venivano usati per guarire i neonati e dar loro il benvenuto in questo Mondo. I suoi rami, come quelli della betulla e della quercia erano usati a scopo cerimoniale, sopratutto in occasione delle cerimonie di Beltane.

Veniva usato spessissimo per le sue proprietà taumaturgiche di albero magico: tiene lontani i malefici e il malaugurio, allontanare le creature del mondo Oscuro e i serpenti; è usato anche in medicina per guarire la stipsi, abbassare la febbre, curare i reni e le infezioni del tratto urinario. 

Nei boschi di frassino i Galli veneravano una dea chiamata Onniona, il cui nome deriva da On, la ginestra, e Nion, il frassino.

I giovani guerrieri celtici venivano addestrati armati solo di una lancia di frassino: questo legno quindi simboleggia l’ardore del giovane combattente alle prese con i rito di passaggio che lo trasformerà in uomo adulto, responsabile delle sue azioni. 

In Irlanda il termine “bile” definisce il concetto di albero sacro: questo era o una quercia o un frassino e il suo abbattimento prevedeva persino la pena di morte per il boscaiolo sacrilego. Questi alberi della vita erano il centro della vita dei clan, e si ipotizza fossero consacrati a Belenos.

L’albero del Mondo

Il Frassino era il pilastro al centro d’Irlanda, in simbolo assunto nella successiva tradizione norrena, nella cui cosmologia i Mondi sono sorretti da Yggdrasil, l’Albero del mondo, che è appunto un gigantesco frassino. Facciamo però attenzione e non confondere Celti e Vichinghi: i primi sviluppano la propria cultura tra il IV  sec a.C. e il V sec. d.C, mentre i secondi tra il VIII e il X sec. d.C. I due mondi sono quindi molto distanti tra loro sia a livello temporale, sia culturale, sia a livello topografico.

Abbiamo però molti contatti e simbologie comuni a queste due culture: il Frassino infatti, l’Albero del Mondo, viene descritto da Snorri Sturluson, statista e studioso islandese, nel XIII sec. nella sua Edda in Prosa, un sunto di mitologia e antichissimi saperi sicuramente anteriori all’epoca in cui è stata scritta. Abbiamo visto infatti quanto questo albero fosse potente e ricco di simbologia già nella cultura celtica.

Troviamo la simbologia del numero tre nelle tre radici che sorreggono Yggdrasil, ai cui piedi vivono le tre Norne, che tessono il destino degli uomini e degli Dèi. Troviamo molte creature ad abitare questo Frassino già care alle popolazioni precedenti: i Cervi, l’Aquila, i Cigni, il Serpente, le Capre, in un fitto ecosistema in cui ogni tassello è necessario. La simbologia dell’albero della vita sopravvive anche nella cultura cristiana: abbiamo vari esempi in letteratura e in storia dell’arte ad esempio in cui Yggdrasil assume altre vesti ed altri usi, comparendo nel Giardino dell’Eden nell’Antico Testamento e nell’Apocalisse.

In particolare nel periodo altomedievale troviamo sia, ad esempio, un’interessante filone letterario dedicato al Legno della Vera Croce, in cui è proprio l’albero a raccontare la sua storia, sia esempi artistici come il mosaico del pavimento della Cattedrale di Otranto. Viene rappresentato l’Albero della Vita e l’episodio del Peccato Originale; la particolarità è che compaiono tantissimi animali come cervi, lepri, elefanti, dromedari, leoni, la Regina di Saba e Re Salomone, cinghiali, la Dea Diana, Alessandro Magno e persino re Artù: una rappresentazione musiva che porta con sé la cultura medievale permeata di quel mondo pagano precedente dimenticato.


Non sai cos’è il calendario arboreo celtico oppure vuoi conoscere la bibliografia utilizzata? 

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