Imbolc e la Candelora

Candelora candelora, dell’inverno semo fora; ma se piove e tira vento, dell’inverno siamo dentro.

proverbio popolare

Una festa antica, una donna, una fiamma.

Una delle quattro feste celtiche del fuoco che scandiscono l’anno, conservata fin ai giorni nostri con il nome di Candelora, nel mese lunare chiamato, nel calendario di Coligny, Anagantios, il Tempo della Protezione. È il giorno che segna la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.

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È la festa di Brigit, la Dea figlia del Dio Dagda, che corrisponde ai Lupercales romani, una ricorrenza legata alla purificazione e alla fecondità della fine della stagione fredda.

È interessante notare come in questo giorno una Dea e una Santa siano protagoniste, e sopratutto siano la stessa persona: con il cristianesimo, Imbolc si trasforma in Candelora, consacrata alla Vergine Maria e a Santa Brigida, la Maria dei Gaeli. Brigit, la Dea Bianca, diventa la Santa Brigida, la badessa del Monastero di Kildare, patrona d’Irlanda, protettrice della poesia, delle arti, della guarigione.  (ti ho raccontato la storia di Brigida QUI, parlando del suo albero preferito, la Betulla).

Le voci pagane furono messe a tacere da papa Gelasio nel 494 d.C. e sostituire dalla ricorrenza cristiana: la Feile Brighde celtica si trasforma nella Purificazione della Beata Vergine, la festa delle luci, della luna nascente, delle Candele che venivano benedette in chiesa. 

Si usava accenderle nelle case per allontanare le negatività, in numero di tredici come le lunazioni dell’anno, ad eco di quegli antichi fuochi accesi sulle alture, tra i boschi.

Il cristianesimo riuscì ad eliminare, con grandi fatiche, i riti pagani dei fuochi rituali in onore di Lugh, Brigit, Belenos e La Cailleach e quelli legati alla sacralità degli alberi, senza però riuscire mai ad estirpare gli usi, le credenze, i gesti che rimasero nella gente delle campagne, scandita e legata profondamente alla Natura, fino ad oggi.

L’Orso lunare

http://Foto di Janko Ferlic da Pexels

Nei suoi studi entoantropologici del calendario contadino piemontese, il professor Piercarlo Grimaldi si è soffermato molto ai riti e alle tradizioni di questi giorni.

In questi giorni si osserva la Luna per calcolare la data in cui cade la Pasqua, che corrisponde alla domenica successiva del primo plenilunio di primavera. Da questa data dipendono tutte le altre feste mobili, come la Pentecoste e il Corpus Domini.

La gente contadina pensava di poter prevedere il tempo della nuova annata agraria cogliendo segnali della Natura, prevedendo l’arrivo tardivo o incipiente della primavera. Abbiamo una serie infinita di proverbi, la sapienza orale delle nostre genti, che collega la luna con una serie di cose da osservare o ricordare con grande attenzione per prevedere il clima. 

Il due febbraio infatti si osserva il comportamento dell’orso; abbiamo nelle fonti però molte varianti di questo animale, quali la volpe, la rana, la lumaca, il lupo, la marmotta. Animali pieni di simbologia, sopratutto legata alla Dea.

Soffermiamoci sull’orso e sugli studi piemontesi del professor Grimaldi: il grande animale in questo giorno esce dalla tana e se trova un clima favorevole, non rientra più nella tana. Se invece, il tempo è freddo e buio, l’orso rientra e prolunga il suo sonno. 

Nelle decine proverbi ci sono moltissime varianti: si dice che l’orso sbatta il pajun, il giaciglio di paglia e può farlo solo se il clima è asciutto, ma che si guasterà per i prossimi quaranta giorni. Abbiamo versioni di questo fatto anche con il Servanot come protagonista: questo è un essere mitologico piemontese, brutto, piccolo e peloso con un seguito di piccolissimi bambini; egli in questi giorni può uscire dal suo anfratto nella montagna e iniziare a battere e trebbiare il grano, alla luce del primo plenilunio primaverile.

Bisogna però prestare attenzione a non farsi ingannare da questa luce: se il clima primaverile non coincide con l’equinozio, esso sarà tardivo e bisognerà prestare attenzione alla semina e ai lavori agricoli. Invece, se la Candelora coincide con l’ultimo novilunio d’inverno, la primavera è alle porte ed è in anticipo: manca solo una lunazione e mezza alla Pasqua!

Abbiamo tantissimi proverbi e tradizioni ancora in uso oggi nelle campagne che suggeriscono di prevedere il tempo dell’annata agricola: ad esempio, se alla Candelora piove e tira vento, nell’inverno siamo dentro, se invece comincia il disgelo, lo sgocciolare dei tetti, allora la primavera è vicina. Se l’acqua piovana “corre” sul terreno indurito in questi giorni assicura gran parte del raccolto: “se ai cui ra buria ant l’era, mesa carera, mesa farina, mesa fenera”, ovvero se l’acqua corre sulla’aia, metà vino, metà farina e metà fieno sono assicurati.

Tutt’oggi nel comune piemontese di Mompantero si svolge una festa chiama “Il Ballo dell’Orso“, ricca di simbologia e riti vecchi di millenni. Il paese è posto sotto la protezione…di Santa Brigida. In Valle D’Aosta il culto di Sant’Orso è fortissimo e strettamente legato al paganesimo. L’orso stesso è un animale potentissimo nella tradizione pagana, sopratutto alpina: Artios, Andarta, la Grande Madre Orsa, la dea gallica e britanna connessa al risveglio e alla fecondità.

Una statuetta conservata a Berna della Dea Artio

Abbiamo fatto un grande giro per la Storia in questo articolo: siamo partiti dalla celtica Brigit, dalla festa di Imbolc, per poi notare che tutto’oggi i nostri antenati hanno riportato antichi saperi, oggi quasi dimenticati, che dobbiamo sempre tenere presenti.


Bibliografia essenziale

P.C. Grimaldi, il Calendario rituale contadino, il tempo della festa e del lavoro fra tradizione e complessità sociale, Torino 2017;

R. Taraglio, Il Vischio e la Quercia, op. cit.


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