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Litha, il Solstizio e le erbe di San Giovanni

“Li hanno fatti quest’anno i falò? – chiesi a Cinto. Noi li facevamo sempre. La notte di S. Giovanni tutta la collina era accesa. Poca roba, – disse lui. – Lo fanno grosso alla Stazione, ma di qui non si vede. Il Piola dice che una volta ci bruciavano delle fascine. (…) Chissà perché mai, – dissi, – si fanno questi fuochi. Cinto stava a sentire. Ai miei tempi – dissi – i vecchi dicevano che fa piovere… Tuo padre l’ha fatto il falò? Ci sarebbe bisogno di pioggia quest’anno… Dappertutto accendono i falò. Si vede che fa bene alle campagne, – disse Cinto, – le ingrassa.” (53).


C. Pavese, La Luna e i falò

Il Solstizio

Tra il 21 e il 25 di giugno il sole raggiunge l’apice della sua iperbole, il solstizio d’estate, per poi iniziare la sua fase discendente verso la stagione invernale. Si chiude la prima metà del ciclo della Ruota dell’Anno e si apre una nuova fase in cui le forze della Natura pian piano rallenteranno, in cui si potranno raccogliere i lussureggianti frutti nati a Maggio, e raccolti durante e dopo il solstizio. Così come a Beltane la Dea è rappresentata come una fanciulla, la Mezza Estate rappresenta la Dea Madre incinta che porta con sé l’amore con il Dio così come la Terra porta con sé i frutti del raccolto.

Una stella che si ferma

La parola “solstizio” deriva dal latino “solstat”, “il sole si ferma”, poiché la stella sembra indugiare qualche istante sul suo apice. È il momento in cui l’energia solare è al massimo del suo splendore. In questa festa la magia è potentissima ed è il momento ideale per compire azioni e rituali importanti. Così come a Samhain, il confine tra il mondo degli spiriti e degli uomini si assottiglia; è la festa del Sole, simbolo di Luce e forza maschile.

Sono diverse e vastissime le tradizioni legate a questo particolarissimo momento dell’anno. Ci concentreremo qui nella tradizione popolare italiana legata a San Giovanni Battista e alle sue erbe. La festa del Santo si è sovrapposta su molte tradizioni pre-esistenti e ne diventa la loro diretta continuazione, attiva ancora oggi. 

Le popolazioni contadine hanno, durante la Storia, modificato gli indirizzi della propria devozione pur di mantenere intatti gli antichi culti a loro tanto cari, adattando i loro riti per rendere queste feste cristianamente accettabili.

Giovanni

San Giovanni Battista è uno dei Santi più importanti dei Vangeli: precursore di Gesù Cristo, dopo la sua giovinezza, Giovanni si ritira alla vita di asceta nel deserto, indossando un vestito di pelli di cammello e una cintura di pelle. La sua missione si svolse lungo il fiume Giordano, in cui immergeva con un rituale chi desiderava essere purificato dai peccati e rinascere a nuova vita. Ultimo dei Profeti, il suo nome in ebraico, Iehóhanan, significa “Dio è propizio”.

Secondo il principio in cui nulla si crea e nulla si distrugge, è possibile vedere nella figura di San Giovanni tantissima della simbologia pagana a lui precedente legata a questa data: il significato del suo nome legato all’abbondanza, l’acqua contrapposta al fuoco come Sole e Luna, la sua figura maschile e potente. Ancora, il suo simbolo è l’aquila, il re degli uccelli, simbolo delle divinità solari, tra cui il celtico Lugh, grazie alla sua capacità di volare più in alto di tutti gli altri. L’incipit del suo Vangelo, il cosiddetto Vangelo Esoterico, inizia con le parole dedicate alla Luce, al Logos-solare: “In principio era il Verbo / e il Verbo era presso Dio / e il Verbo era Dio”, l’Inno al Verbo, ovvero la Causa Prima, la Scintilla della Creazione, la Luce che esiste da sempre, così come spiega Giovanni.

La sua festa viene non a caso stabilita in questo giorno, il 24 di giugno, in occasione della sua nascita e non della sua morte, come avviene per la maggior parte dei Santi, intorno al 1300.

La pagana Litha e il santo

Nello stesso giorno però erano presenti moltissime tradizioni e rituali: nelle campagne la Notte di Mezza Estate si celebrava con grandi falò, banchetti, musica e danze, com’era in uso anche in culture ben più antiche.

Il tema della festa è la mietitura dei cereali e la prima raccolta dei frutti della terra: in Europa il Solstizio d’Estate è l’occasione di uno dei quattro raccolti annuali. In questo periodo il grano è maturato ed è pronto per la prima mietitura.

Il termine “Litha” è stato coniato dal neopaganesimo e c’è grande confusione negli studi e sul web riguardo questo termine. I quattro sabba maggiori (Samhain, Imbolc, Beltane, Lughmasadh) si affiancano ai quattro minori (Yule, Mabon, Ostara, Litha); la popolazione celtica invece scandiva l’anno con solo le quattro feste di Fuoco (Samhain, Imbolc, Beltane, Lughnasadh) e alcune ricorrenze relative a momenti astronomici e agricoli, chiamati Alban, nel nostro caso Alban Eiler, il solstizio d’estate.

La vigilia di questo giorno importante le persone andavano in campagna e nei boschi alla ricerca di erbe e la sera si festeggiava intorno al fuoco. 

I falò servivano a rafforzare l’astro celeste nel suo momento di massimo splendore, prima che iniziasse a deperire: aveva per ciò bisogno di tutta l’energia possibile per portare a termine il suo ciclo. 

Nella Storia la cultura pagana e quella cristiana si sono mescolate e hanno convissuto per molto tempo, facendo sì che molti rituali venissero conservati e perpetuati. Ancora oggi portiamo avanti riti, anche inconsapevolmente, che portano con sé a loro volta gesti antichi di millenni.

I Fuochi e la festa

La festa di San Giovanni al Solstizio d’estate ha quindi un carattere misterico: è una festa di Luce, ma si festeggia di notte, è la festa del fuoco ma anche dell’acqua, simboli maschile e femminile che si intrecciano durante i riti di questa notte magica, dalla cui unione derivano tutte le credenze popolari relative al potere dei falò e della rugiada.

I Fuochi avevano la funzione di proteggere i raccolti, favorire la fertilità e unire le coppie, proteggere gli animali domestici, la salute di animali e persone, dei campi e delle case. La funzione protettiva dei falò quindi riguardava tutti gli aspetti della vita contadina. Venivano accetti su dossi e colline, alimentati da fascine a forma di ruota che venivano poi fatte rotolare nei campi,  e da oggetti vecchi.

Saltare tre volte nelle fiamme o correre in mezzo a due falò, (come a Beltane), era un rito per favorire un raccolto abbondante; spargere le ceneri sui campi rendeva fertile la terra, così come far passare una ruota infuocata attraverso vigneti e coltivazioni. 

Durante la Notte di San Giovanni i giovani ballavano intorno al fuoco portando con sé corone di fiori, che lanciavano anche tra le fiamme; i ragazzi formavano delle coppie e saltavano insieme sulle braci e dal modo in cui compivano questo gesto si poteva capire se si sarebbero sposati presto o no. Anche il bestiame veniva fatto passare attraverso fumo o cenere.

In questi fuochi venivano bruciate erbe officinali essiccate raccolte l’anno precedente e nella stessa notte ne venivano raccolto di nuove, sia per i falò del nuovo anno, sia per la preparazione di medicamenti e medicinali. Le preparazioni erboristiche in questa giornata sono svariate così come la raccolta di erbe, ritenute doppiamente curative in questo periodo.

Rugiada e guazza

Non solo, veniva raccolta anche la rugiada su fiori e piante officinali per poi conservarla e fare lavaggi purificatori e propiziatori: questa preparazione prende il nome di Acqua di San Giovanni ed era usata per curare tutti i malanni. Più piante si raccoglievano e si mettevano a macerare nell’acqua, alla luce della luna e alla rugiada di questa notte, più la preparazione era potente.

La rugiada del Solstizio di San Giovanni prende il nome di “guazza” e si pensava potenziasse le loro proprietà magiche e taumaturgiche delle erbe officinali. Si usava rotolarsi nei prati e bagnarsi con queste gocce portentose, oppure intingerci la mano per bagnarsi gli occhi, a protezione della vista, o i capelli così che fossero sempre folti. Si stendevano sui prati dei panni così che durante la notte venissero umidificati e li si strizzavano in secchi.

La raccolta delle erbe è un’attività che svolgevano già i druidi nella popolazione celtica, sia per uso medico sia per uso spirituale, per mezzo di specifici rituali. L’iperico e la verbena sono erbe ben conosciute già da loro per i loro poteri medicamentosi e magici, ad esempio.

Le erbe e l’Acqua

Come si prepara l’Acqua?

Le erbe si raccolgono alla mattina, appena i raggi del sole asciugano la rugiada, o poco prima del tramonto.

Una volta raccolte, verso il tramonto del 23 giugno si prende una ciotola e si riempie di acqua, successivamente ne si riempie la superficie con fiori e foglie e la si lascia all’aperto tutta la notte. In questo modo si aggiungerà la guazza, la rugiada di questa notte magica. Il mattino dopo la si può usare per bagnarsi gli occhi, innaffiare le piante, per cucinare, insomma, in ogni modo riteniamo possa esserci utile.

Nello specifico, le piante tradizionali sono le seguenti:

Iperico

È una pianta spontanea perenne che è facile vedere ovunque, dai bordi delle strade ai prati soleggiati. I fusti sono robusti e ben ramificati, le foglie ovali, i fiori gialli con cinque petali con numerosi stomi, sono disposti a pannocchie.

Si teneva in camera per avere sonni sereni e fuori dalle porte a protezione della casa. Serviva a scacciare i demoni, i mali e le sventure, per questo motivo l’iperico è chiamato anche cacciadiavoli, ed è l’erba di San Giovanni per antonomasia; sfregando i suoi petali tra le dita, queste si macchiavano di rosso, del sangue del Santo. Veniva usato per purificare l’organismo, contro la depressione, bruciature e irritazioni.

Verbena

È una pianta perenne alta fino a mezzo metro, con un fusto rigido, quasi legnoso; le foglie sono oblunghe, lanceolate, con una lieve peluria. I suoi fiori sono viola e fucsia; è una pianta robusta in grado di adattarsi velocemente. Se sfregata sul corpo era in grado di esaudire ogni desiderio; era usata per guarire la febbre, lenisce le ferite e i dolori muscolari, e regalava serenità al cuore.

Artemisia

Pianta resistentissima che cresce sia nelle pianure sia in altura, ha sviluppo arbustivo con steli semilegnosi e foglie lanceolate-dentate. Se fregate tra le dita hanno profumo di cedro.  I fiori sono piccoli, bianchi e riuniti in racemi.

L’artemisia è un erba magica molto potente: allontana il maligno, le epidemie e le difficoltà. Il suo uso erboristico riguarda la regolarizzazione del ciclo mestruale, il potere digestivo, anti infiammatorio, di velocizzare il parto e l’espulsione della placenta.

Ruta

La Ruta è una pianta erbacea perenne dal portamento arbustivo che arriva fino ad un metro di altezza. Le sue foglie sono tripennate suddivise in lacinie e i fiori sono piccoli e gialli. Ha proprietà magiche infinite: viene usata per allontanare il malocchio e le negatività poiché capace di assorbirli. Ha proprietà sedative, digestive, lenitive di crampi e ferite; le sue foglie sono molto aromatiche e si usano in cucina fin dall’Antica Roma.

Salvia  

È un piccolo arbusto sempreverde, le foglie sono opposte, dentate e dotate di una sottile peluria, di forma ovale. Ha piccoli fiori lilla che spuntano tra giugno e luglio. I Celti la usavano per guarire malattie e pensavano avesse una funzione di deterrente contro tosse e febbre, si pensava avesse il potere di resuscitare i morti e veniva usata spesso in riti magici.

È usata come rimedio per i problemi femminili, come i crampi del ciclo mestruale e le vaginiti.

Timo

È un piccolo arbusto dalle piccole foglie profumatissime, che fiorisce tra la primavera e l’estate.

Contiene la vitamina C ed era usato contro le infezioni e l’invecchiamento, stimola il sistema immunitario, favorisce la digestione, rinforza i capelli. È usato per scacciare le vibrazioni negative, per favorire il transito dei morti nell’Aldilà, per lasciar andare il passato e alleviare il dolore.

Aglio 

È una pianta bulbosa conosciuta fin da tempi antichissimi sia per il suo uso in cucina sia per rimedi.  L’aglio contiene l’allucina, una sostanza che gli dona il suo caratteristico odore e che svolge una potente azione antibatterica, antibiotica, antiossidante, depurative. È una pianta legata al simbolismo del Sole ed è usato contro ogni maleficio. 

Menta

Con le sue 600 varietà, la menta è una pianta spontanea che cresce con grande facilità, alta dai 40 ai 60 cm. Le sue foglie contengono il mentolo, una sostanza usata ancora oggi in moltissime preparazioni, con proprietà calmanti, disinfettanti, diuretiche, rinfrescanti, favorisce la cicatrizzazione, è ottima contro l’alitosi ed è usata come profumazione  e in cucina fin da tempi antichissimi. Se strofinata sulla testa allevia l’emicrania; è una pianta che allontana il maligno, favorisce la guarigione e la purificazione.

Noce

I frutti di questo splendido albero oltre a essere deliziosi hanno proprietà benefiche sconfinate: sono ricchi di Omega3, abbassano il colesterolo e la pressione arteriosa, aumentano l’energia e le prestazioni fisiche. 

Tradizionalmente le noci sono usate nei festeggiamenti di San Giovanni per produrre un liquore particolare, il nocino. I frutti vanno raccolti unicamente in questa notte quando la drupa è ancora verde. 

Lavanda

Pianta erbacea perenne originaria del bacino mediterraneo, ha foglie strette e lunghe e produce fiori profumatissimi raggruppati in spighe.  La lavanda è utile per risolvere problemi del sonno, aiuta la concentrazione e l’immaginazione, tiene lontano il malocchio sopratutto dai bambini, stimola fecondità e prosperità. I suoi fiori venivano raccolti proprio nei giorni vicini al Solstizio.

Queste sono solo alcune tra le piante che era possibile aggiungere all’Acqua di San Giovanni la sera del 23 di giugno. Venivano immerse anche erbe e fiori che facilmente si trovavano nei campi quali fiordalisi, caprifogli, malva, camomilla, tutto ciò che ispirasse il raccoglitore.

La sovrapposizione di riti, tradizioni e credenze si sono accumulate su questa festa mantenendo in comune elementi come benessere, energia pura, guarigione, luce, gioia.

Se ti interessa il simbolismo di fiori ed erbe, ti rimando QUI.

Bibliografia essenziale:

  • O. Martin, La Farmacia dei Santi: le erbe della fede, Lecce 2020;
  • R. Taraglio, Il Vischio e la Quercia, Torino 1997;
  • G. Amico, I fuochi di San Giovanni. Aspetti di una festa milionaria, URL: https://www.academia.edu/14404606/I_fuochi_di_San_Giovanni;
  • Il tempo dei celti. Miti e riti: una guida alla spiritualità celtica; A. Kondratiev
  • Ti do una noce! Storia, leggende e ricette del frutto più magico: I Quaderni del Loggione, Di Manuela Fiorini, Modena 2013.
  • P. Ventrone, La festa di San Giovanni: costruzione di un’identità civica fra rituale e spettacolo (secoli XIV-XVI)

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