grano al tramonto
Piante nella Storia

Lughnasadh e l’ultimo covone

La prima luna di agosto

L’ultima festa del calendario celtico è quella del culmine dell’estate, il giorno di Lughnasadh (o Lammas) in occasione della prima luna di agosto: il dio luminoso Lugh è nel momento di suo massimo splendore, in cui distribuisce i frutti della terra attraverso la mietitura dei cereali e la raccolta delle messi. In questo momento si tengono vari eventi: gare di poesia, corse dei cavalli, giochi funebri, competizioni di forza e abilità, riunioni e assemblee giuridiche, fiere e mercati, grandi falò. I festeggiamenti durano a lungo, anche un mese intero: vengono poi sostituiti in epoca romana dalle ferie Augustus, un periodo di vacanza e riposo anche ancora oggi rispettiamo, il Ferragosto.

Lughnasadh è un momento mediano dell’anno, alla stessa distanza tra Beltane, la parte luminosa, e Samhain, quella oscura. Rappresenta la soglia, un punto da cui si può guardare sia l’interno che l’esterno, un punto di passaggio e comunicazione. 

Nella tradizione irlandese la festa era stata istituita dallo stesso dio Lugh per commemorare la madre adottiva Tailtiu, divinità che si era sacrificata per assicurare la prosperità del popolo preparando le terre irlandesi all’agricoltura.

Per questo motivo, essendo una festa dedicata alla dea, era il momento più opportuno per celebrare i matrimoni e la maternità; non solo, un momento di incontro per le donne, druidesse e sacerdotesse, in cui si svolgevano rituali di passaggio dalla fanciullezza all’età adulta.

Le piante e i cereali tipici di questa festa sono il grano, l’orzo, l’avena, la segale, l’olmaria, la menta, il girasole, la calendula. L’abbondanza del raccolto garantiva la sopravvivenza delle comunità durante i rigori dell’inverno; i cereali erano infatti la base del sostentamento.

Si praticava anche la raccolta dei mirtilli: se era abbondante, di conseguenza l’anno venturo sarebbe stato prospero. 

Le spighe e i covoni

I cereali, opponendosi alle piante selvatiche, costituiscono l’alimento principale della civiltà umana. L’agricoltura, nella notte dei tempi, ha fatto si che si delineasse la nostra società: distaccata dal mondo animale nella rivoluzionaria età Neolitica, l’uomo abbandona le grotte, la caccia, la raccolta preferendo la coltivazione e i primi villaggi.

In particolare il grano simboleggia la vita e la morte nel loro ciclo continuo attraverso varie forme e stadi: il seme diventa spiga, che diventa cibo, ma anche seme che germoglierà nuovamente, grazie all’azione congiunta dei quattro elementi.

Con l’avvento del cristianesimo la festa di Lughnasadh venne mantenuta sotto il nome di Lammas, Loaf-Maff (ovvero Messa del Pane) assumendo la caratteristica di festa agraria e della mietitura. Venivano portati in chiesa da benedire dei pani tradizionali preparati con il grano appena mietuto. Intorno a questa data viene festeggiata anche la Madonna della Neve.

Pagnotte e bambole

C’è una tradizione molto particolare in uso in questa data: con il primo covone mietuto, le donne anziane al mattino presto cuocevano una pagnotta beneaugurante; dall’ultimo covone  invece le fanciulle prendevano alcune spighe e costruivano delle bambole, da appendere in casa fino all’anno successivo per assicurarsi protezione e beneaugurio.

In molti luoghi questa pratica è ancora in uso: ricordo che da bambina, a casa di una mia amica d’infanzia, la sua nonna ci faceva intrecciare queste bambole con le spighe appena raccolte.

Si possono realizzare intrecciando paglia, spighe di grano, erbe del campo ed erbe magiche. Per rendere più facile la lavorazione, possono essere messe a macerare in acqua calda o bollite per ammorbidirle e renderle malleabili; per unire le varie parti si può usare della cera.

La bambola può essere intrecciata anche con le foglie del mais: questa tradizione è attualmente in uso nel centro dell’Europa.

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La Madre del Grano

L’ultimo covone di grano è oggetto di moltissime tradizioni e riti: nel mondo germanico, qui risiede la Madre (o lo Spirito) del Grano. Con le ultime spighe mietute si confezionava una bambola che veniva portata nel villaggio sull’ultimo carro; in alcuni luoghi viene definita “la Vecchia”, in altri “la Vergine”. La bambola rappresentava la casa invernale della Madre del Grano, che veniva liberata a primavera seppellendo la stessa in un campo.

La stessa tradizione è attiva in Francia, nell’Inghilterra del Nord, in Scozia, in Galles, in Polonia, in Lituania, in Svezia. La madre del grano e la sposa della mietitura assomigliano molto a Demetra e Persefone, divinità greche, madre e figlia, legate al ciclo delle messi. La giovane rappresenta il grano che verrà seminato, la vecchia il raccolto. I loro culti erano molto conosciuti e venivano rappresentate proprio da bambole di spighe: forse la tradizione deriva da questi antichi usi. 

Frazer nei suoi studi ci dice che sappiamo poco di questa Demetra e di questa Persefone contadine, ma molto sulle dee cittadine che abitavano maestosi templi; gli scrittori del tempo non avevano certo occhi per i rozzi riti di campagna, né per quelle bambole di spighe intrecciate negli assolati campi.

Nel Nord Europa questa tradizione è ancora attiva mentre in Italia sono tantissime le feste legate al grano e solitamente alla Vergine Maria attualmente attive. 

Bibliografia essenziale

  • R. Taraglio, Il Vischio e la Quercia, Torino 1997;
  • J. King, The Celtic Druids’ Year: Seasonal Cycles of the Ancient Celts, Blandford 1994;
  • M.I. Tanga, Il Grano e la Dea, cereali e pane del mare nostrum, Roma 2018;
  • J. Frazer, Il Ramo d’oro, Studio sulla Magia e sulla Religione, Torino 2016.
  • M. Gimbutas, Il linguaggio della dea, Torino 2008.

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