Codici colori: cosa sono e come possono aiutarci

Ti sarei sicuramente imbattuta su numeri come #3DA642 oppure (61, 166, 66), oppure avrai già letto da qualche parte sigle come RGB, CMYK, chiedendoti quale strana lingua fosse.

Niente paura, siediti comoda che ti spiego tutto!

Come abbiamo iniziato a classificare i colori?

Dobbiamo fare qualche passo nella Storia: nell’antichità produrre colori era un procedimento lungo e costoso. 

La prima traccia di pigmento conosciuta sul pianeta Terra risale al Paleolitico, ovvero 350 000 anni fa, in cui i nostri avi usavano un nero profondo per tracciare disegni su pietra.

Pensa che Plinio il Vecchio, naturalista romano del I. sec. d.C., ne classifica solo quattro: nero, bianco, rosso e giallo, anche se ad esempio, gli Egizi erano già in grado di ricavare il blu, nel 2500 a.C. Le tinte utilizzabili erano ricavate da piante, terre, ceneri, insetti, ed erano quindi pochissime.

È la Rivoluzione industriale ottocentesca a far leva sul bisogno di una standardizzazione dei colori: grazie alla chimica ora era possibile riprodurre una tinta in maniera esatta in grande quantità.

 Solo qualche secolo prima Newton aveva dimostrato come la luce, bianca e divina, fosse scomponibile in un ampio spettro: il colore stava dentro la luce, e non sulle cose, e quindi era pura percezione umana. Come tale, poteva essere addomesticata.

I cataloghi colore

Il primo catalogo colori è stato compilato nel 1692 da A. Boogert: spesso 800 pagine dipinte a mano, questo artista quasi dimenticato dai posteri classificò le tinte esistenti con lo stesso criterio con cui oggi Pantone, un’azienda che si occupa di tecnologia per la grafica, mappa alcune sfumature precise. 

Ci sono in realtà moltissimi tentativi e studi, come il trattato di Werner, un geologo che classificò i minerali secondo le loro proprietà chimiche, verso la metà del Settecento; oppure il pittore e insegnante Patrick Syme, che usò come base proprio il lavoro di Werner per pubblicare il suo “Werner’s Nomenclature of Colours”. Puoi curiosare in questo lavoro QUI.

Come classifichiamo i colori oggi

Oggi abbiamo diversi metodi per dare i nomi ai colori e normare a livello matematico la loro composizione. Ce ne sono tantissimi, adatti per scopi diversi: ad esempio il sistema CMYK (Cyan, Magenta, Yellow e blacK) prevede l’uso di combinazioni di quattro colori ed è il metodo usato dalle stampanti e in tipografia. Oppure il sistema Munsell, o HSV, LAB, Pantone e così via.

A livello digitale, i modelli colore che ci servono maggiormente sono RGB ed esadecimale. Vediamoli in dettaglio.

Colori per gli schermi

RGB

Questo metodo matematico descrive com’è possibile combinare la luce per creare le varie tonalità di colori; è applicabile quindi a tutto ciò che genera luci, come schermi di tv e pc.

Il modello è basato su tre colori, ognuno disposto su un asse cartesiano:

Ogni singolo pixel ha una determinata intensità e ogni colore si compone di una mescolanza di rosso, verde e blu, in migliaia di sfumature.

Pensa di essere in una stanza e di avere intorno a te tre lampade, rossa, verde e blu: se sono tutte spente, ovviamente sarai al buio, se tutte sono accese, sarai esposto ad una luce bianca. Se le accenderai in varie combinazioni, la stanza si illuminerà di colori via via diversi.

Il metodo RGB descrive ogni singolo colore con tre serie di numeri con un valore tra 0 e 255, divisi da virgola

Questo metodo è stato utilizzato anche per codificare i colori per il web, il sistema HEX (esadecimale), creato per utilizzare i colori in pagine HTML o fogli CSS, l’ossatura di ogni sito web insomma.

HEX/esadecimale

Questo codice è composto da sei cifre precedute da #, in cui ogni coppia di colore rappresenta uno dei colori primari della scala RGB che abbiamo appena visto.

La prima coppia rappresenta il rosso, la seconda il verde, e l’ultima il blu; il valore minimo è 00, il massimo è F.

Come queste teorie possono essermi utili?

Palette colori a prova di bomba

Questi sistemi di codifica ci permettono di tenere traccia in maniera esatta dei colori che stiamo usando.

Quando creiamo una palette di colori trascriverne i codici è fondamentale: solo in questo modo potremo andare ad usare in più momenti ed occasioni la stessa precisa tinta!

Se non conosci Adobe Color, questo è il momento giusto per scoprirlo: è un sito gratuito che permette di creare palette colori ed avere a portata di mano tutti i relativi codici.

Anche Encycolorpedia è un sito meraviglioso: ti consente di conoscere tutti i dettagli del colore in questione, studiarne gli abbinamenti e le varie sfumature.

Potremmo andare ad impostare i codici di ogni singolo colore in qualsiasi programma di grafica, come Photoshop o Illustrator, oppure sul nostro sito web.

Anche Canva ci permette di andare ad inserire i nostri codici colore: basta incollare il codice esadecimale nella barra apposta per personalizzare la grafica.


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